Cielo bianco che quasi promette neve e aria che gela i nasini. Vietato dimenticarsi cappello e guantini a casa. Finalmente il signor Inverno ha fatto il suo ingresso in scena. Era ora, che tra un mesetto arriva Babbo Natale.

Ma ogni mamma sa che inverno vuol dire anche lunghi pomeriggi in casa, giochi da inventare, noia con cui fare i conti, ma soprattutto molto meno tempo al parco, meno giochi all’aperto e partite a calcio.

Ecco, il calcio. Croce e delizia di quasi tutte le madri di maschi.

Che meraviglia quando parte il calcio di inizio, sono tutti schierati davanti dalla televisione- padre e figli- e novanta minuti garantiti di silenzio religioso, fatti salvi gli urli, di gioia o di dolore.
Ma che dire dei pomeriggi gelati passati a bordo campo di calcetto?

Sì, perché con la passione non si scherza. Soprattutto con quella calcistica. Soprattutto se si hanno poco più di tre anni.

Abbiamo deciso di far frequentare al nostro bambino grande un solo corso pomeridiano, quest’anno. Convinti dell’importanza di preservare del tempo prezioso per giocare e per coltivare un po’ di sana noia.

“Scegli uno sport” gli abbiamo chiesto “cosa ti piacerebbe fare?”.

Neanche a dirlo. E calcio fu.

Bello, bellissimo davvero, vederlo far parte di una squadra, fare squadra, le guancine rosse e gli occhi che brillano di gioia.

La mamma a bordo campo osserva curiosa e contenta le prodezze del piccolo campione che sorride da dietro la rete. E si gode il momento. A settembre, a ottobre. Quando cadono le foglie ma la temperatura è ancora piacevole. O accettabile, nella sua logica di mamma.

Sì perché al momento dell’iscrizione mica ha fatto i conti, la mamma, con il suo istinto da chioccia, con la sua sindrome da nido calduccio, con “copriti bene che fa freddissimo” e “corri piano che poi sudi”,

Sì perché, sotto sotto, credeva che il Mister (“Mister, mamma, si chiama Mister o allenatore, non maestro di calcio!) esagerasse quando ha detto sereno “Giochiamo fuori tutto l’anno, anche se piove un pochino. Anche se fa freddo. Basta vestirli in maniera adeguata”. “Non vorrà mica fare la mamma chioccia?” ha aggiunto.

Sì perché, alla fine, sorride sempre un po’, quando suo marito le dice “Sarà meglio che ti abitui, sei mamma di due maschi. E’ giusto, normale e sano che giochino a calcio, all’aperto, anche d’inverno, con il freddo, con la pioggia, con il vento. Basta vestirli in maniera corretta. Non vorrai mica fare la chioccia? Non vorrai mica farli sentire diversi dagli altri?”.

Chi? Io? Per carità!

Sì, perché mica aveva considerato, la mamma, che il calciatore treenne avrebbe rifiutato con convinzione la tenuta che per lei era il minimo sindacale sbandierando la maglia della sua squadra del cuore; mai avrebbe immaginato di ritrovarsi a tenere sotto controllo le previsioni- ma soprattutto le temperature- del martedì pomeriggio, di consultarsi con le altre mamme a bordo campo su quale tenuta termica sia più adeguata.

Milano. Cielo bianco e aria di neve.

Come arriverà mamma chioccia alla fine dell’anno?

Rivoglio il mio pollaio. Subito.

 

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