Chiacchiere tra mamme fuori dall’asilo.

C’è un bambino che ama ballare. Ha chiesto più volte di partecipare al corso di danza, insieme alle sue compagne, portandosi dietro i suoi amici del cuore.

Gli hanno risposto che non è possibile perché le lezioni sono solo per le bambine.

La sua mamma gli ha promesso che proporrà di aprire un corso aperto a tutti. Ma chissà. I pregiudizi sono duri a morire.

Nella classe accanto c’è una deliziosa bimba bionda. È una terza figlia, arrivata dopo due fratelli maschi e cresciuta a pane e partite a pallone in corridoio.

Le piace giocare a calcio e guarda con gli occhi che brillano i suoi compagni che il pomeriggio fanno il corso del suo sport preferito. Ma lei no, non può entrare in campo, le hanno detto. Il corso è per i maschi. Lei sarebbe l’unica bambina.

“E allora? “ mi viene da dire. “Sarebbe una ricchezza per quella squadra averla tra in campo e un’opportunità per lei”.

Passano pochi giorni e leggo la storia della mamma che se la prende con le maestre perché hanno messo a suo figlio un paio di pantaloni fucsia. 

“Meglio sporco che vestito di rosa” pare abbia detto la signora.

Non potevo crederci. Ma siamo davvero arrivati a questo punto?

Sono mamma di due maschi e tutto questo mi colpisce non poco.

Sono abituata a vedere bambini che giocano con la cucina e mettono a nanna i peluches con la stessa disinvoltura con cui danno calci al pallone o inventano le avventure dei loro super eroi preferiti. Per fortuna. Frequentano casa nostra deliziose bambine che sono grandi esperte di bisarche e piste per macchinine. Una grande compagnia per mio figlio grande nei lunghi pomeriggi invernali. Amiche preziose.

Non credo che i bambini che conosco e che amo io siano una rarità. 

Credo piuttosto che sia venuto il momento di cambiare il nostro sguardo di adulti, che sia ora di metterci davvero nelle loro scarpine, di alzarci all’altezza dei nostri figli e imparare da loro, ripartire da loro, dalla loro saggezza, dal loro cuoricino e dalla loro testolina.

Credo anche che noi genitori di figli maschi abbiamo un pezzetto di strada in più da fare; che ci saranno più cose da dire; che dovremo spiegare che è bello, giusto e sano avere voglia di giocare con la cucina o di ballare con i propri compagni di classe; che un colore non significa nulla; che non si divide il mondo in maschi e femmine, ma che potranno, anzi dovranno, immaginarsi calciatori, medici, astronauti, avvocati, pompieri e tutto quello che vorranno, ma se sapranno anche cucinare un buon risotto, se saranno bravi a fare la spesa al mercato e non vedranno loro di leggere la favola della buonanotte rischieranno di essere anche persone felici, libere dai pregiudizi e con il cuore aperto. Mica poco.

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